Ieri ero seduta nella tua macchina, al tuo fianco. Mi specchiavo mentre guidavi su strade nere, bagnate da una pioggia leggera e inconsistente, e a ogni semaforo rosso mangiavi il mio sorriso con uno sguardo.
Nel riflesso vedevo il mio corpo vibrare. E per un tempo indefinito quella non era più una macchina. Era una carrozza. Nera, lucida, con bordature e ghirigori laccati in oro. L’interno in morbido velluto porpora. Tendine scure a proteggermi dal mondo.
Sentivo le vibrazioni delle ruote in legno. Il mio cocchiere incitava magnifici cavalli purosangue, linee forti e morbide insieme, perfetti come nei sogni che si fanno da bambini.
E io restavo lì, seduta, a specchiarmi dentro un sogno.