lunedì, novembre 16, 2009

Perdono io ti chiederei, ma non ci sei più.


Vorrei che smettessi di invadere i miei sogni. Cancellati. Divorati. Arrabbiati e rovescia la violenza dei tuoi pensieri sul mio corpo. Adorami. Bramami. Brama la mia carne come se fosse l’unica cosa rimasta al mondo.

Viviamo insieme in un pianeta capovolto, dove il sole è blu e freddo e l’acqua rossa e calda, dove ciò che è non sarebbe e ciò che non è finalmente prenderebbe forma. Con te tutto si deforma, si ribalta, si incendia.

Hai avuto ogni tassello di me. Mi hai smontata pezzo per pezzo, smaterializzata, poi ricomposta secondo un tuo disegno segreto. Quando la tua immagine incrocia i miei occhi, anche senza uno sguardo vero, dentro di me esplode un boato assordante. È un rumore che non sento con le orecchie, ma nelle viscere.

Mi manchi con amarezza. E non so come si possa mancare così tanto senza impazzire.

Rivivo ogni ricordo con un nodo alla gola che appesantisce il respiro. Sei un macigno sul ventre, un peso che mi schiaccia e mi tiene sveglia. Sprofondo in un buio nero come la pece e non trovo mai una superficie a cui aggrapparmi.

Amo. Ma che significa davvero. Significa volerti al mio fianco. Voler condividere tutto. Raccontarti ogni pensiero che mi attraversa la testa. Stare sdraiati sull’erba senza vestiti ad ascoltare la terra che pulsa sotto la schiena. Stare al mondo con te. Respirare di te. Desiderare la tua voce, le tue mani, il tuo odore. Mangiare con te. Ridere con te. E non chiedere altro.

Cercami. Chiamami un giorno qualunque, senza preavviso. Raccontami tutto. Scoprimi di nuovo e lascia che giochi ancora con la mia fantasia.

Rivoglio quella fantasia da bambina, non ancora addomesticata. L’ho persa inseguendo il tempo, cercando di adeguarmi all’idea comune di cosa significhi non sentirsi soli. Forse devo restare sola per restare integra. Pura. Non contaminata dal rumore del mondo.

Sola. Anche senza di te.