Distesa nel buio, sul letto dai colori pastello, ricompongo gli attimi frullati dalla ragione. Mi sdoppio dentro la mia identità incosciente. Che cosa faccio. Perché lo faccio.
Mi odio come si odia un animale feroce e indomabile.
Legatemi. Fermatemi prima che io mi divori. Vorrei che qualcuno contenesse questa furia interna, che il dolore venisse spostato altrove, sulla pelle, per zittire quello che brucia dentro.
Mi strapperei il volto per ricucirlo con fili grossolani, diventare una bambola rattoppata. Più semplice. Più leggibile.
Non amatemi, penso. Non lo merito. Non sapete che demonio abita sotto la porcellana.
Lapidate l’anima predatrice. Strappate via l’amore distorto che sgorga in gesti proibiti. Perché nessuno mi rimprovera. Perché nessuno mi ferma.
Esorcizzatemi. Assorbite il male.
Sono un Dorian Gray imperfetto. Una signora delle camelie in nero. Una regina cattiva senza fiaba. Un cerbiatto ferito che corre in cerchio.
Riconducetemi alla via del buonsenso. Forgiatemi una morale di titanio da indossare come un’armatura.
Invalidatemi il cuore.
