mercoledì, aprile 28, 2010

Phoenix

Adoro i brandelli. Le espressioni che muoiono sui visi. Le tragedie.

Guardare mali più grandi dei miei. Il putrefatto che lacera.

Mi piace apparire diversa. Reinventarmi stupida. Recitare la ragazza svampita, sperduta in una vita vuota.

Sotto la lingua ho lame lucenti. Armi affilate.

Mi fanno sentire potente davanti alla magnificenza presunta degli altri. Alle loro vanità sintetiche.

Il bancone del bar è un palco. Ogni cliente è un pubblico diverso. Puoi scegliere chi essere.

Lui entra. Per lui diventi stella. Ti scruta. Ti giudica. Lo hai tra le mani. Puoi farne ciò che vuoi.

Sogno di avvelenare. Di versare veleno nei boccali.

Immagino la devastazione, l’agonia, la dolcezza malata negli occhi che prima brillavano di vanità. Un’illusione che conduce al crollo.

Guardatemi. Sognate di sbattermi su questo bancone mentre io sogno di farvi a pezzi e chiudervi nel frigo.

Alla morbosità appartengo.

Poi un giorno mi uccisero.

Tre gendarmi. Domenica grigia. Ottobre nelle stanze.

Vestita di mestizia attendevo la condanna. La mannaia sulla nuca.

Mi uccisero per vendetta. Per egoismo.

Avevo dato sangue, cuore, carne. Offerto sentimenti come frutta matura.

Mi fecero a pezzi. Dopo aver volato mi strapparono le ali.

Fumo. Odore di chiuso. Atmosfera da bisca proibita. Parole come proiettili.

Mi lasciarono sul pavimento.

La morale dice: non tradire.

Io avevo tradito.

Se fossi stata santa qualcuno mi avrebbe perdonata.

Ma fui giudicata puttana.

E la condanna fu morte.

Deperire. Marcire. Rinascere.

Sono una fenice.

Ali grandi. Non più strappabili.

Canterò.

Non per uccidervi.

Per sopravvivere.


martedì, aprile 27, 2010

Where troubles melt like lemon drops

Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa –
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell’alba, ammutolisce
quando sull’orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inquietitudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare…

(C. Sbarbaro)

giovedì, aprile 15, 2010

Bowie l'omino rosso

Ho preso coscienza un pomeriggio d’estate. Agosto assolato, odore di salsedine, schiamazzi e musica. La vista era un mistero. Un giorno l’avrei condannata, ma allora non lo sapevo.

Vivo sospeso nell’aria. Un tubo lucido mi attraversa le spalle. Sto in fila con altri identici a me, stesso volto, stesso colore alternato. Sotto di noi plexiglass verde, righe bianche. Attorno, metallo. Vivo in una scatola che chiamano biliardino.

Sono rosso. Ho scelto il mio nome. Bowie, come quello che canta dal televisore appeso al muro del bar.

Non conosco altro che quella parete e gli umani che ci fanno scivolare avanti e indietro colpendo una pallina bianca. Con loro prendo vita. Divento il loro braccio. Quel braccio che a me manca.

I miei piedi sono un parallelepipedo perfetto. Dritto nei movimenti. Professionista nei colpi.

Il ruolo centrale mi piaceva. Mi sentivo utile. Sognavo.

“Un giorno mi stacco. Un giorno salto fuori, giro il mondo. Divento il migliore. Tutti mi acclameranno.”

Illusione.

Non posso staccarmi. Non sono niente fuori da questo tubo. Vivo in una prigione di plastica e metallo.

Una sera ho capito tutto.

Il televisore mostrava umani che facevano ciò che facciamo noi. Ma su un campo immenso. Verde acceso. Umani che correvano liberi.

Allora posso farlo anch’io.

Sciocca speranza.

Sono solo un omino. Eppure urlavo: “Sono Bowie! Voi chi siete?”

Silenzio plastificato. Gli altri non parlano. Non pensano. Accettano.

Forse è la vita.

Poi è arrivato l’amore.

Notte. Una luce bianca sopra di noi. Lui era sempre stato lì. Blu acceso. Occhi brucianti. Spalle rigide. Perfetto.

Non stavo più nella plastica.

Aspettavo la notte per guardarlo. Immaginavo il suo profumo gommoso. Volevo parlargli. Dirgli tutto.

Ma ero bloccato. Più bloccato del mio stesso corpo.

Codardo.

Poi il gioco. Gettone. Palline che cadono come sogni. Urla. Goal. Vittoria. Io invincibile.

Stock.

Silenzio.

La testa del mio amato non c’è più.

Decapitato.

“Fa niente, è vecchio.”

Vecchio.

Amore mio, non ti ho detto niente. Non ti ho amato ad alta voce quando avevi orecchie per sentire.

Disperazione.

Poi buio.

Poi una notte ho pensato: chi se ne importa.

Ti amo anche senza volto.

Ho amato la tua assenza più della libertà.

Posso amare l’assenza della tua testa se questo significa che resti accanto a me.

Superai il dramma.

Ricominciando a sognare.

Non ci resta che su e giù, avanti e indietro, tra le mani dei bambini maldestri.

Ciò che ci tiene ancorati non è il tubo.

È l’amore.

lunedì, aprile 05, 2010

Sembrava così vero.

Ho guardato il sole, pupilla bianca di un demone albino, scomparire dietro la montagna innevata. La neve colava a rivoli come lacrime.

Ero nascosta nel ventre caldo del letto, infante minuscola, testa sotto le coperte. Solo gli occhi fuori, rivolti alla mia porzione privata di cielo.

Pasquetta. Giorno di scampagnate per chi la campagna non la conosce.

Da piccola credevo che le scie degli aerei significassero che qualcuno ti stava pensando. Ne ho viste tre insieme in quell’azzurro che diventava sera.

Poi il miracolo. Il cielo si tinge d’inchiostro e una stella brilla. È lì che mi guarda. Sono io, lontana e tremante come la sua luce. Vorrei cavalcarla per raggiungerti.

Ti penso. Ti scrivo con una papermate nera da scolaretta. Scopro che ti senti come me. Immobile.

Ma non eravamo immobili quella notte.

Hai divorato chilometri e mi hai raggiunta con una maglietta. Un simbolo stampato. Il mio. Quello tatuato sulla tua spalla destra. Su quella spalla ho dormito, ho lasciato i miei sogni. Per terra, su un tappeto, dentro coperte che pizzicavano. Tavolino pieno di sigarette e bicchieri, bottiglie vuote, televisore acceso.

Noi sul pavimento come soprammobili dimenticati, a nutrirci di polvere e magia. Sembrava reale più della realtà.

Al mattino quel sole demoniaco ci ha aperto gli occhi. E il televisore, come per incantesimo, ha trasmesso la nostra canzone. Fra tutte, proprio lei.

E ancora mi chiedete perché passo giornate intere a guardare il tramonto.

Quando hai visto la magia, l’hai toccata, l’hai vissuta, il resto sembra insufficiente. Dopo aver toccato l’assoluto, il quotidiano appare muto.

Per questo chiedo una morale di titanio. Un disegno di puntini da unire. Numeratemi le stelle e seguirò il percorso.

La voce è roca, spezzata. Un elettrocardiogramma irregolare.

Bellamy urla parole dolci dalle casse. Vorrei essere quella voce. Diventare vibrazione pura. Essere utile anche solo per far piangere.

Il vento entra dalla finestra aperta, porta via il fumo bianco della sigaretta. Gelido. Come le mie mani che riscaldavi con il respiro.

Le tue parole rimbalzano dentro di me come palline di plastica nei distributori delle pizzerie.

Riverberi nel cuore. Lacrime che bruciano. Magma dagli occhi.

Dicono di me..

*Ti dicono diversa solo perchè hai il coraggio di entusiasmarti ancora come una bambina per ogni cosa che la gente chiama "cazzate"

*Brava continua, continua a elevarti con i tuoi termini eruditi del cazzo invece di mischiarti con la gente ed essere un po' più umile.

*Ma perchè ti racconto tutte queste cose che nemmeno ti conosco?non è normale che a te riesca a raccontare cose che non ho mai detto a nessuno!

*Un giorno mi spiegherai dove trovi tanta forza..

*Hai troppo la voce da centralino erotico!Guarda che puoi farci i soldi!!

*Sei saggia...saggia e poetica..

*Boh non saprei dire se sei bella o brutta..sei solo...particolare!Si, particolare forse è il termine giusto.

*Che strana che sei Erika..

*Sei proprio un rospo!

*Secondo me dovresti fare l'attrice..puoi per favore fare l'attrice porno?

*Tutte tu ce le hai le robe strane!

*Ma io non sono come te, io non ho uno stile, il tuo stile è figo..a me piace come sei..

*Secondo me non sei ne strana ne particolare..secondo me sei solo sfigata.

*Ma come parli!?Ogni volta con te mi tocca andare in giro col vocabolario!

*Vedi?E' colpa tua, sei tu che mi fai fare discorsi difficili..

*Ma smettila di usare termini difficili e inizia un po' a vivere.

*Oddio che aria malinconica..t'è morto il gatto?

*E' figo parlare con te, per me sei davvero preziosa..

*Splendida..non vedi?Splendi...sei Splendida.

*Bon non so perchè ma con te non è come con tutte le altre.

*Ma sei tu così o ti do fastidio?

*Hai un fascino strano..mi ricordi un'indiana d'america..

*Oddio, che occhi grandi hai!

*-Ma perchè ti metti le ciglia finte?
-Guarda che sono vere.. -.-

*Certo che sei proprio una gatta..guarda, fai anche le fusa!

*Sei tu che non vuoi farti aiutare!Anche se ci provo non mi lasci avvicinare.Non tenerti tutto dentro.

*Cazzo ma perchè non studi psicologia?Hai del talento.

*Sei tanto brava a dare consigli alla gente..ma tu?perchè tu non fai tutte quelle belle cose che dici?

*Sei sempre così tranquilla..pacata..Anche i bambini sono tranquilli con te.

*Sei speciale. -perchè? -non c'è un perchè..sei speciale e basta.

*No, per niente. Non sei come tutte le altre. Almeno con te un discorso serio si può fare.

*Dai siediti con noi! -e perchè dovrei? -Boh sei piacevole e mi fai sorridere..

*Ma perchè non ti vesti più femminile? ma una gonnellina? no eh..

*Va che capelli..ma non ti vergogni?

*ERIKA!BASTA CON STA MUSICA DEL DIAVOLO!

*Mi sono chiesta perchè lo fai..tutti questi piercing..e mi sono detta che probabilmente ti piace il dolore o vuoi farti del male per qualcosa..

*Da piccola eri già vecchia.

*Sei piena di colori!

*Oh mammamia come sei ingenua!Ti stavo prendendo in giro!

*Mi fai ridere un sacco quando sei allegra.

*Secondo me dovresti studiare canto..e anche recitazione

*Ci staresti bene a fare la doppiatrice

*Sei perspicace!

*Ma la smetti di mangiare come un muratore?

*Sei tutta piccola, cicciotta, morbida e hai le mani con i buchini come i bambini.

*Sono troppo divertenti le facce buffe che fai.

*Sei un cartone animato!

*Non ho mai conosciuto una ragazza che ride così tanto..

*Erika..basta parolacce!

*Tu pensi troppo.

*Smettila con quella Bibbia..mi fai paura.

*Oh che palle co sta Bibbia! Secondo me dovresti tornare dalla psicologa.

*Dovresti smetterla di colorarti i capelli e farti i piercing..cosa pensi di dimostrare?

*Nooooh, non hai ancora capito che ti vogliono solo trombare????

*Sei poetica e astratta, dovresti essere più realista.

*Il mondo non è colorato come lo vedi tu.

*Ma perchè sta passione per le rane? -Le colleziono! -Si ma che senso ha?

*Ma diversa cosa?Strana cosa?Non sei come ti dicono gli altri, non hanno capito un cazzo. Sei solo una che ha problemi, problemi con le persone, problemi con te stessa.Poi cosa vuoi, se stai con certa gente non ti puoi neanche lamentare.

*Smettila di mischiare il sogno con la realtà.

giovedì, aprile 01, 2010

Ricordami.

Bacia via il fumo dalla mia bocca.
Tocca le voci che ho dentro la testa.
Perchè ora, qui non sono adatta.
Questa città non mi vuole più forte.
Questa città non mi vuole affatto.
Con una lacrima hai riempito il mare.
Con due bracciate mi hai distaccato.
Per cosa poi? Volevi restare.
Perchè ora li ti senti più forte.
Ora li non ti manca più niente.
Non c’è stato un minuto in cui mi hai convinto.
Ricordami.










Verme - La complessità del mare
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