Ho guardato il sole, pupilla bianca di un demone albino, scomparire dietro la montagna innevata. La neve colava a rivoli come lacrime.
Ero nascosta nel ventre caldo del letto, infante minuscola, testa sotto le coperte. Solo gli occhi fuori, rivolti alla mia porzione privata di cielo.
Pasquetta. Giorno di scampagnate per chi la campagna non la conosce.
Da piccola credevo che le scie degli aerei significassero che qualcuno ti stava pensando. Ne ho viste tre insieme in quell’azzurro che diventava sera.
Poi il miracolo. Il cielo si tinge d’inchiostro e una stella brilla. È lì che mi guarda. Sono io, lontana e tremante come la sua luce. Vorrei cavalcarla per raggiungerti.
Ti penso. Ti scrivo con una papermate nera da scolaretta. Scopro che ti senti come me. Immobile.
Ma non eravamo immobili quella notte.
Hai divorato chilometri e mi hai raggiunta con una maglietta. Un simbolo stampato. Il mio. Quello tatuato sulla tua spalla destra. Su quella spalla ho dormito, ho lasciato i miei sogni. Per terra, su un tappeto, dentro coperte che pizzicavano. Tavolino pieno di sigarette e bicchieri, bottiglie vuote, televisore acceso.
Noi sul pavimento come soprammobili dimenticati, a nutrirci di polvere e magia. Sembrava reale più della realtà.
Al mattino quel sole demoniaco ci ha aperto gli occhi. E il televisore, come per incantesimo, ha trasmesso la nostra canzone. Fra tutte, proprio lei.
E ancora mi chiedete perché passo giornate intere a guardare il tramonto.
Quando hai visto la magia, l’hai toccata, l’hai vissuta, il resto sembra insufficiente. Dopo aver toccato l’assoluto, il quotidiano appare muto.
Per questo chiedo una morale di titanio. Un disegno di puntini da unire. Numeratemi le stelle e seguirò il percorso.
La voce è roca, spezzata. Un elettrocardiogramma irregolare.
Bellamy urla parole dolci dalle casse. Vorrei essere quella voce. Diventare vibrazione pura. Essere utile anche solo per far piangere.
Il vento entra dalla finestra aperta, porta via il fumo bianco della sigaretta. Gelido. Come le mie mani che riscaldavi con il respiro.
Le tue parole rimbalzano dentro di me come palline di plastica nei distributori delle pizzerie.
Riverberi nel cuore. Lacrime che bruciano. Magma dagli occhi.