Avevo 14 anni.
Non capivo la rabbia. Sentivo una diversità che si schiantava contro la perfezione apparente degli altri. Mi chiudevo. Diventavo scudo di me stessa. Per quattro anni ho parlato poco, quasi niente.
Avevo 17 anni e una schiena piegata. Un albero cresciuto storto.
Mia madre chiamò un medico. L’ortopedico disse scoliosi.
Mia madre pianse.
Io non sentivo più niente.
Poi arrivò lei. Non per destino romantico, ma per incrocio necessario. La mia fisioterapista.
Non era solo un attestato appeso al muro. Non era solo tecnica. Era comprensione. Era una chiave infilata nella serratura giusta. Era fuoco che scioglie.
Mi regalò uno scritto.
Mi disse:
“Non avere paura dei tuoi angoli bui. Fanno parte di te. E tu sei bellissima.”
Qualcosa cambiò per sempre.