Avrebbe voluto essere al centro dell’universo.
Quando è arrivata ha lanciato un “ciao” dai cento echi, come se avesse premuto un interruttore capace di girare tutti i volti verso di lei. L’ho vista diventare epicentro di un’intensità indefinibile. Una bolla che si espande nell’aria già satura.
Le sue iridi emanavano una superbia sottile. Sembravano forbici di ferro arrugginito, pronte a tagliare ogni spazio che non le appartenesse.
Io, nella mia pelliccia ghepardata, nascosta dietro una frangia calibrata e un trucco di alabastro, ho sollevato lo sguardo altrove. Cercavo distrazioni naturali. Ho sperato in una stella cadente che mi trascinasse via. In un arcobaleno su cui arrampicarmi per poi scivolare giù urlando, con il vento nelle mani.
I piedi mi pulsavano per il freddo.
Ignorare è il mio lavoro.
Salve. Io ignoro.