mercoledì, febbraio 03, 2010

Polvere scurita dal sole.

Il paese caldo gli aveva inghiottito il viso. La pelle scurita, coperta di polvere. Mani inaridite da un sole invernale che non appartiene a questa latitudine. Smagrito, sciupato, rincorreva il mio bacio.

Mi ha detto perdonami.
Mi ha detto mi sei mancata.

Avrei voluto staccargli la lingua.

I suoi respiri scivolavano sul mio collo chiaro, depositando baci che sapevano di sabbia e luce troppo intensa. Raccontava visioni di un’altra realtà. Uomini con turbanti, orizzonti tagliati dalle piramidi, una brillantezza che non c’entra nulla con l’inverno italiano.

Parlava di monete diverse, di un modo strano di guidare, di alberghi a cinque stelle con piscine in disuso.

Io mi arrotolavo nel silenzio del sedile. Immobile, immaginavo di danzare. Movimenti perfetti di un corpo che non sentivo più mio. Il mio corpo rattrappito dal buio delle stanze. Stanze che inghiottono arti fragili.

Sono fatta di cartone.

Intorno a me anfibi di carta e peluche. Un mondo da fiaba dimenticata.

Salgo le scale che odorano di gesso. Mi nascondo in un pigiama stampato di Bambi. Mi addormento.

Sogno code di coccodrilli e occhi gialli di rana.
Meravigliosi anfibi di carta e peluche.