lunedì, febbraio 01, 2010

Nei sabati soli.

La sveglia non suona più. Il tempo perde consistenza, cola via come una goccia che resta appesa a un filo prima di cadere, come quelle gocce enormi che precipitano sul parabrezza quando passi sotto un albero appena bagnato.

I centri commerciali sono il rifugio delle anime annoiate.

Mi sono svegliata alle nove, stranamente. La testa faceva rumore, i polmoni pieni di nubi tossiche che cercavo di espellere tossendo, ma usciva solo dolore. Sola, fuori dalla quiete, ho preso la macchina e sono arrivata fino a Verona. Al centro della noia. Al nucleo del consumismo, dove si sommano inutilità che sembrano indispensabili.

Ho trovato consolazione nelle vetrine. Nei vestiti. Nelle magliette che tra le mie dita acquistavano un’anima nuova. Prima anonime, poi improvvisamente dense di significato.

La gioia di scoprire Bambi stampato su un pantalone. L’allegria di Alice regina su una maglietta lilla. L’entusiasmo di indossare una pelliccia leopardata e sentirmi la persona più trash del momento.

Nuove personalità indossate come costumi di scena. Il centro commerciale come palcoscenico. Io protagonista della mia ironia cinica.