Si desidera sempre ciò che non si può avere.
Descrivere le sensazioni è difficile. Non perché manchino le parole, ma perché le parole arrivano sempre dopo.
C’è una vibrazione che mi attraversa quando penso alle volte in cui ho fatto l’amore, quando torno con la mente a un letto, a un corpo, a un ultimo respiro condiviso. Parte dal basso ventre e in un lampo scuote tutto, risale fino alle palpebre che si chiudono da sole. È come un colpo che si carica e si libera, una fiamma che svapora insieme al ricordo.
Dura un istante. Intensissimo. Viola e blu, come un mondo incantato acceso di luci sottili. Piccole tigri arancio che si muovono leggere, fate dagli occhi scuri, capelli come fili di rame, tramonti che sembrano dipinti.
Mondi in cui perdersi.
Poi tornare qui.
Buttare via ricordi come vestiti vecchi. Dirsi che un giorno svaniranno. Ogni volta che riemergono combatterli, respingerli, sentirli insopportabili. E subito dopo rimpiangerli.
Ho paura di dimenticare. Ma ho ancora più paura di sentire di nuovo quella scossa.