C’è odore di legna bruciata qui dentro.
Siamo ancora in pochi. Ci togliamo i giubbotti con gesti abituali. L’atmosfera è raccolta, semplice come solo una casa di montagna sa essere. Il soffitto è basso, travi porose di legno scuro. Le lampadine stanche diffondono una luce soffusa. L’aria è arancione e vibra con il fuoco che scalda dolcemente la stanza.
Un grande tavolo di marmo consumato è invaso da bottiglie e lattine, un esercito di vetro e alluminio. Mi diverte pensare che finiranno nel nostro sangue, sciogliendo le frasi, scombinando la sintassi, rendendo i gesti più lenti e distratti.
Poi un lampo. Un terremoto nel cuore. La porta si apre ed entri tu.
Capelli umidi color cenere, raccolti senza ordine, un profumo esotico che si mescola al fumo del camino. Indossi un vestito di lana malva, calze nere che accarezzano le gambe chiare. Mi guardi distratta, saluti, parli con qualcuno.
Io resto immobile. Il respiro accelera.
Ti avvicini al tavolo, a pochi passi da me. Sto parlando del Natale con una persona qualunque. Ti infili nel discorso come vento tra le fessure.
Iniziamo a parlare.
I nostri sguardi si intrecciano, costruiscono forme come bambini che modellano sabbia.
“Andiamo fuori?”
Ti seguo. Ci allontaniamo dal rumore della festa. Abbiamo bisogno di silenzio per conoscerci.
Non ti ho mai vista prima, eppure ti conosco da sempre.
Ci sediamo sull’erba bagnata. Davanti a noi una distesa di luci arancioni. Sopra, una cupola nera trafitta dalle stelle.
Parole e sorrisi esplodono come piccoli fuochi d’artificio.
Mi prendi la mano. L’incredulità mi disorienta. I suoni si fanno ovattati. È come stare sull’orlo del mondo.
Le tue labbra sulle mie. Le tue mani che mi cercano. L’erba ci accoglie come un cuscino enorme e morbido. Ci baciamo con una fame quieta e profonda.
Attorno a noi non esiste più nulla. Solo io. Solo tu. Il tuo corpo che mi scalda, il tuo profumo che invade l’aria e mi resta addosso.
Appoggio la testa sull’erba e ti guardo. Non ho mai visto niente di più bello. Occhi come mare notturno, verdi e lucidi. Zigomi che affiorano sulle guance morbide. Labbra dai contorni sfumati, senza inizio né fine.
Un ultimo bacio.
E il tempo riprende a correre.
"Grazie per avermi fatto nuotare tra le nuvole"