giovedì, dicembre 24, 2009

Frenesia previgilia

Appuntamento nel parcheggio a pagamento.

Guido la mia rombante auto gialla mentre alla radio un tipo commenta la frenesia della vigilia della vigilia di Natale. Si dice proprio così, insiste lo zoticone.

23 dicembre. È il mio compleanno.

Sono le sei, in ritardo. Aspetto che signore cotonate, avvolte in profumi da quattro soldi travestiti da grandi firme, attraversino i rettangoli bianchi della paranoia urbana. Le strisce pedonali mi disorientano. Linee che incidono il nero sporco dell’asfalto come simboli arcani. Mi immagino dall’alto, planare sopra la città e guardare tutto senza rumore.

Da bambina leggevo le cartine Tuttocittà di Roma come fossero romanzi.

Arrivo al parcheggio. Il telefono urla. Non ho monete. Rispondo con parole sconnesse, un puzzle. Poi la vedo.

G.

Avvolta nella lana grossa, bellissima. Ogni volta è una visione. G., elettrizzante come una scia di profumo nell’aria fredda.

Le monetine me le presta lei. Aspetto che il parchimetro robotico vomiti lo scontrino. Nel sottofondo del bip mi stampa un bacio davanti a un anziano scandalizzato.

Gli regaliamo il sorriso migliore e ci allontaniamo a braccetto. L’asfalto sembra vinile lucido sotto le luci pretenziose. La gente divora le vetrine con occhi avidi. Li immagino da mesi a inviare messaggi subliminali su cosa desiderano trovare sotto l’albero, la notte in cui anche con la crisi gli stomaci saranno gonfi di panettoni e spumante da discount.

G. dice: “Ho pensato a quanto fosse difficile pensarti senza poter toccare questa mano gelida.”

E. risponde: “Vorrei distillare l’essenza della mia mano così potresti portarla con te e annusarla ogni tanto.”