Con il calore della sua bocca tra le dita, nella taverna di una famiglia borghese, seduti su una panca di legno lucido, tra carezze di caramello e bollicine di birra che scorrevano nelle vene. L’aria era satura di stufa e abbracci, il tempo scandito dalle note malinconiche dei Fine Before You Came. Tutto sembrava sbagliato, eppure inevitabile, in quelle emozioni domestiche al sapore di amarena.
La sua dolcezza mi infettava i sensi, scioglieva ogni freno. Mescolavamo affetto in segreto, lontani dagli occhi indiscreti del giorno.
La brina sui vetri proteggeva le nostre carezze. Eravamo fuori dal tempo, immersi in un mondo costruito apposta per quella notte.
Ho inventato per noi un suolo parallelo dove viaggiare sul carro dei sogni, con il cuore a testa in giù e gemiti pastello. Orizzonti disegnati dai nostri sguardi, sirene lontane che cantavano nelle orecchie.
Raccoglievamo stelle per farne ghirlande, per illuminarci dentro il buio. Soffiavamo dai comignoli e diventavamo nuvole leggere, piovendo rubini di passione che, cadendo sull’asfalto, facevano sbocciare fiori parlanti capaci di gridare una sola parola.
Felicità.