Inghiottita dal suono delle mie urla, non riesco a fermarmi. Ho paura delle notti troppo silenziose.
Desidero il sonno profondo. Una dea di luce immaginaria nel mio campo di fiori di carta, tra nubi dolci che cantano ninne nanne. Per ore mi racconto bugie gentili e guardo il mio cielo porpora scivolarmi sopra.
Resto sveglia sulla soglia, mentre mostri urlanti chiamano il mio nome.
Lasciatemi. Dove il vento bisbiglia. Dove le gocce di pioggia raccontano storie mentre cadono.
Se hai bisogno di lasciare il mondo in cui vivi, posa la testa per un istante.
Inchiodo la paura al muro freddo. Mi nascondo sotto coperte fatte di fantasmi e solitudini. Provo, a testa in giù, ad abbandonarmi all’incoscienza.
Madre sonno, ristoro primitivo, proteggimi.
