venerdì, marzo 12, 2010

Il parco

C’erano bancarelle ai lati della strada, pittoreschi ghirigori su un tappeto persiano immenso. Io e lei camminavamo sopra quel tappeto, presenti e assenti allo stesso tempo.

Lei era lentissima. Di gomma. Una bambola allungabile. Gli occhi rossi, quasi spaventosi.

Le persone intorno si muovevano piano, assaporando l’aria di festa che si spalmava sui volti come un’emozione antica.

I miei scarpini neri lucidi si impuntavano sull’asfalto per tirarle la manica, sbloccarla da quella gravità che sembrava averle inghiottito i piedi. Mi guardò e disse:

“Quando tu te ne andrai io sarò felice. Perché il ricordo sarà il prato su cui mi stenderò. Tu sarai l’erba e i fiori, il sole e il cielo. Amandoti mi stenderò, sussurrerò il tuo nome, non ti sentirò lontana.”

Aveva un’espressione disarmonica, occhi gonfi e lucidi, labbra imbronciate come un lampone maturo.

In mezzo alla strada, al centro di quel tappeto di ghirigori, la abbracciai come non avevo mai abbracciato nessuno.

Poi resta il peso.

Come indossare un vestito meraviglioso con due palle da bowling incastonate sulle spalle. Grazioso alla vista. Insostenibile da portare.

Non penso a liberarmene. Cerco di rendere più forti le spalle. Finché non imparerò a guardare i ricordi in modo diverso.

Vado al piccolo parco vicino al cimitero. Vita rigogliosa da una parte, morte dall’altra, separate da un muro rosa che trovo insopportabile.

È pieno di bambini. Saltano, urlano, parlano una lingua che solo loro capiscono.

Mi ricordo dello yogurt rosa scuro che mi riempiva la bocca provocandomi conati. I miei genitori insistevano. Pensavano fossi viziata. Io iniziavo a fare elenchi silenziosi di tutto quello che non avrei mai fatto ai miei figli.

Al tabacchi desideravo sempre qualcosa. Ma era troppo silenzioso per chiedere. Mio padre si abbassava per farmi parlare più forte. Io arrossivo, gli occhi pieni di lacrime, paralizzata dalla timidezza.

Piccola bambina da sollevare e proteggere.

Anche lei era così. Anche lei è così.

Nel parco con i bambini mi sembra di essere con lei. Lei adesso sarà nel suo prato di ricordi, con me tra l’erba.

Forse non siamo poi così lontane.